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Pietro Oliveri e la Corleone del dopoguerra

Se la storia del Novecento corleonese può essere raccontata più approfonditamente, molto si deve a chi ha descritto gli avvenimenti con le immagini. Corleone ha avuto una serie di buoni fotografi, ma per un concorso di circostanze, quello che ha lasciato maggiore traccia è Pietro Oliveri. Le sue immagini raccontano la vita quotidiana dei corleonesi nei trent'anni che vanno dal secondo dopoguerra ai primi anni Settanta.

Pietro Oliveri era nato a Borgetto il 31 gennaio 1913, secondo di sette fratelli. A Corleone era arrivato per caso, negli anni immediatamente antecedenti alla seconda guerra mondiale , durante il servizio militare: era stato destinato al XII Corpo d'armata di stanza in paese. Ma quanto il Dodicesimo, con la guerra, si era squagliato, don Pitrinu era rimasto. Perché nel frattempo aveva conosciuto Gina Di Gregorio, che avrebbe sposato e che gli avrebbe dato due figli, Pippo e Mariuccia.

Oliveri aveva aperto il primo studio in corso Bentivegna, alla villa, poi si era trasferito in via Piazza, prima di raggiungere la sede storica di via Mosca.

Era stato molto vicino all'Arcivescovo di Monreale Carpino, che poi sarebbe divenuto cardinale. L'arcivescovo ne aveva fatto il fotografo della Curia e gli aveva procurato un titolo di cavaliere.
Il cavaliere Oliveri per trent'anni aveva fotografato Corleone. A settant'anni, quando era morto, probabilmente non aveva neanche piena consapevolezza di ciò che aveva fatto. Forse aveva riletto la sua vita pensando solo a lunghi anni di quotidiano, onesto lavoro di artigiano della macchina fotografica.

Ma in mezzo a milioni di foto-tessera, a migliaia di foto di matrimoni e battesimi, sono rimaste alcune centinaia di immagini che ora ci raccontano Corleone com'era, dalle strade dissestate del dopoguerra ai grandi lavori di ammodernamento, dalle processioni alle fiere, dai cortei alle manifestazioni politiche. É poi immortalato il lavoro degli altri artigiani come lui; sfilano ricamatrici e barbieri, musicanti e gelatai, sarti e commercianti. Tutti assieme formano un grande affresco di un trentennio corleonese.

L'archivio storico raccolto e rimesso in circolazione dal figlio Pippo, è ormai patrimonio di tutti e alcune centinaia di immagini sono state conservate al museo "Pippo Rizzo". Continueranno a raccontare come vivevano i corleonesi nella seconda metà del secolo Ventesimo.

Nonuccio Anselmo

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